Saldi saldi saldi!
Gennaio, si sa, è periodo di saldi. Così, mentre io, Madgrin ed altri abbiamo voracemente approfittato di voli a basso prezzo per portare le nostre assonnate chiappe prima a Stoccolma e poi a Londra (dove improvvisavamo balletti alla fermata degli autobus sulle note della colonna sonora di "Tre nipoti ed un maggiordomo" cantata a cappella e dove ho conquistato il nuovo soprannome di "BUD" grazie alle mie palpebre in similBudSpencer), al ritorno in ufficio ho scoperto l'amara verità: anche la mia azienda applica i saldi... SUGLI IMPIEGATI!!!
Vedere per credere:

HalfPrice Patsy
Sono un eterno curioso che tutto (o quasi!) vuole vedere, provare, assaggiare …
Come lasciarsi sfuggire, quindi, un nuovo, fantastico piatto al “vero” ristorante cinese … ?
Ma procediamo per ordine!
A fine Luglio del 2006 ci trovavamo con alcuni amici a Warwick (UK) in visita ad una nostra amica che stava frequentando una scuola per i dottorati di ricerca in questa ridente (ma non troppo!) cittadina.
La sera del nostro arrivo ci fu presentato Hi-Hong (il nome me lo sono inventato ora!), un giapponese che stava a Warwick da diversi anni e con ben poca intenzione di tornarsene a casa.
Per inciso, pare che questi strani figuri (ovvero i giapponesi) tentino di “dimenticare” la lingua natia quando sono all’estero così da migliorare al massimo, parlandolo sempre, il loro inglese.
Quella sera ci toccò assistere ad uno scontro di cocciuti: una cinese che, appassionata di giapponese, continuava a tempestare di domande Hi-Hong nella speranza di raffinare la sua conoscenza della lingua e il giapponese che le rispondeva in inglese per via del suo irremovibile “credo”.
La cinese, Cin-Ciao (si, avete indovinato! Anche questo è inventato) quella sera ci portò nel ristorante cinese del luogo asserendo che i piatti erano molto simili a quelli da lei mangiava in patria…
E infatti il ristorante era ben diverso da quanto mai provato in Italia e tutto (o quasi!) molto molto buono.
Come spesso capita nei ristoranti esteri la cena si componeva di un unico sostanzioso piatto costituito, in questo caso, da enormi scodelle di riso misto a verdure, pesce, ecc, …
Volendo (e noi “vollimo”!) era possibile avere anche degli antipasti, per la maggior parte ravioli (di vario tipo) e involtini primavera, che venivano serviti in contenitori più piccoli.
Fatte le ordinazioni un piccolo esercito di camerieri procedette con il riempire il tavolone rotondo, intorno a cui sedevamo, con una quantità impressionante delle suddette ciotolone e ciotoline. Volendo sperimentare tutti i sapori presenti sulla tavola incominciai la lunga maratona tra le varie ciotoline e, dopo aver fatto il giro di tutti i tipi di ravioli presenti a tavola, mi accorsi che un modello mi era sfuggito, ben nascosto dai ciotoloni di riso e sapientemente parcheggiato vicino al giapponese che attingeva da esso con gusto.
Con il mio fantastico e fluente inglese (noio volevon savuar) chiesi a Hi-Hong di poter assaggiare la pietanza e, ottenutala, me la buttai allegramente in bocca masticandola con energia e senza neanche guardare cosa mi stessi ingurgitando …
Peccato che NON si trattasse assolutamente di gustosi e morbidi ravioli, come inizialmente e con una rapida occhiata avevo supposto, ma di quello che, poi, venne individuato con il nome di “sugnotto”: una orripilante quantità di materia organica grassa e bollita arrampicata attorno ad un frammento di osso buco.
Immaginate di prendere la colonna vertebrale di un piccolo animale (tipo un serpente) e di tagliarla con tagli perpendicolari ad essa: otterrete tantissime porzioni del fantastico sugnotto …
Non riuscii a mangiarne molto e fingendo un colpo di tosse lo scaricai in un fazzoletto sotto il tavolo …
Non lo dimenticherò più… e probabilmente neanche lui mi dimenticherà mai!
Il sugnotto non perdona!
Di esempi ne avrei a bizzeffe, tanti da riempire un intero rotolo di carta igienica usato
(per rimanere in tema) e anche scrivendo piccolo! (attenzione a non girare lato!)
E mentre noi copiosamente trasudavamo la nostra liquida essenza all’interno delle magliette i francesi, vittime come noi della “callara”, impregnavano le loro simpatiche baguette portandole sotto il braccio e facendoci, così, una simpatica panzanella al gusto sugna. 
Un altro simpatico episodio, sempre francese, inizia con una tipica scena parigina.
La bella francesina percorre con la bicicletta i boulevard della città, gonna al vento, capello spigliato e l’immancabile baguette sottoascellare. 
Ma il buon Dio, nella sua progettazione dell’uomo con il fantastico Human-Cad 2000 (a.d.) ci ha dotato di due sole mani (alcuni si vantano di averne 3 …) e così può diventare difficile aprire la porta di casa con la baguette in mano, soprattutto se la porta è quella vecchio stampo del tipo “tiro con una mano mentre con l’altra giro la chiave”!
Ma che problema c’è? Avete presente quei simpatici angolini, ai lati delle porta, dove si annidano colonie di acari mutanti e che spesso i cani eleggono come loro personali bagni?
Beh quelli sono posti comodissimi dove poggiare in piedi
Ma tutti questi episodi ci aiutano solo a preparare la strada per l’ultimo e il più recente a cui ho assistito indirettamente.
Scenario: bagno delle donne della British Library a Londra. Ore 13.00 circa.
Nel bagno accanto a quello in cui la mia inviata sostava nell’espletamento delle sue funzioni corporali primarie entra trafelata una persona (una donna, chiaramente!) che subito si installa sul trono di ceramica e incomincia a mugugnare nei tipici versetti satanici delle doglie pre-parto 
Dopo un certo numero di “gnnnnn …. gnnnnnnnnnn….” si ode il tipico PLONF liberatorio che indica che i nostri sforzi hanno sortito l’effetto desiderato e il “Prigioniero di Azkaban” è finalmente libero … O almeno così si sarebbe potuto pensare se subito dopo la nostra protagonista non avesse aggiunto un sommesso “OH NOOO!!” a mezza bocca seguito dall’altro tipico rumore prodotto da chi, perso un oggetto nel water, non ne tenti un recupero dell’ultimo minuto attraverso il drenaggio dei fondali melmosi del water e l’ausilio delle proprie appendici manali 
Già questo è da togliere l’appetito ma… il nostro reporter, che nel frattempo s’era trasferito in zona lavandino, vede finalmente uscire la nostra simpatica amica. La ragazza, una
indiana, si catapulta fuori dal bagno strizzando il cordoncino del badge che la identificava come dipendente della libreria e che aveva fatto la brutta fine già descritta e, senza proseguire per un doveroso lavaggio manale, si catapulta fuori dai bagni …
Me la immagino al bar della Libreria servire cibi e bevande con quelle stesse morbide e fragranti manine sorridendo amichevole ai clienti mentre passa loro un “Caffè Special” …
Disgustorama …