Oggi il mio “caro” compagno di merende nonché collega di ufficio e autore del fantastico Vagabonding m’ha proposto: “Vieni con noi al Ristorante Cinese? C’è anche la mia insegnante di lingua cinese che ci farà provare l’ebbrezza della vera cucina orientale …”
Questa frase, che in qualche modo mi faceva tornare alla mente vecchie e oramai rimosse esperienze, al contempo mi convinse e così, di lì a poche ore eravamo tutti seduti allegramente ad un ristorante cinese davanti alla Stazione Termini.
Il menù conteneva solo Antipasti e Secondi.
La scelta cadde subito sulle Lingue d’Oca e la Medusa in umido ma altri piatti vennero presto a fare loro compagnia.
Appena arrivate le lingue, seppur provassi una certa reticenza ad assaggiare qualcosa che avrebbe potuto ugualmente assaggiare me, mi ci buttai infilando in bocca uno strano tocco di carne duro, tipo le coppiette di carne equina che vengono abitualmente servite nelle Fraschette Romane.
Peccato che le coppiette non contengano tutte quelle
terminazioni nervose tipiche di una lingua come, per esempio, un simpatico anello di nervo che identificai essere il responsabile dell’ancoraggio del muscolo alla bocca.
La cena andò, comunque, avanti per la sua strada fino a che, per liberarmi di olio finito su una mano non aprii completamente il tovagliolo, che all’inizio della serata era piegato artisticamente dentro il mio bicchiere, e mi ci strofinai la mano sinistra continuando a parlare con il mio dirimpettaio.
Durante questa operazione la sensazione di asciutto e pulizia che questa avrebbe dovuto darmi fu sostituita stranamente da quella di umido sugnoso …
Con un grosso punto interrogativo dipinto sulla fronte apri il tovagliolo rivelandone la sorpresa …
Ora non ci sono parole per descrivere la sorpresa gelosamente conservata dal tovagliolo …
Con ancora la mano umida lo feci vedere anche ad Andrea mentre uno strano ghigno e una risata isterica incominciava a salirmi dalla gola …
Mentre correvo in bagno l’immagine dell’orrore dipinto negli occhi di Mr. Vagabonding non mi abbandonava … il sugnotto era tornato!!
Il tovagliolo conteneva una strana sostanza viscida e bianchiccia, a molte sostanze organiche umane sarebbe potuta essere ricondotta … per la mia sanità mentale cerco ancora di convincermi che fosse qualche cosa di cucinato … ma una parte recondita del mio cervello urla e non si dà pace! :’(
La vendetta del sugnotto!
Sono un eterno curioso che tutto (o quasi!) vuole vedere, provare, assaggiare …
Come lasciarsi sfuggire, quindi, un nuovo, fantastico piatto al “vero” ristorante cinese … ?
Ma procediamo per ordine!
A fine Luglio del 2006 ci trovavamo con alcuni amici a Warwick (UK) in visita ad una nostra amica che stava frequentando una scuola per i dottorati di ricerca in questa ridente (ma non troppo!) cittadina.
La sera del nostro arrivo ci fu presentato Hi-Hong (il nome me lo sono inventato ora!), un giapponese che stava a Warwick da diversi anni e con ben poca intenzione di tornarsene a casa.
Per inciso, pare che questi strani figuri (ovvero i giapponesi) tentino di “dimenticare” la lingua natia quando sono all’estero così da migliorare al massimo, parlandolo sempre, il loro inglese.
Quella sera ci toccò assistere ad uno scontro di cocciuti: una cinese che, appassionata di giapponese, continuava a tempestare di domande Hi-Hong nella speranza di raffinare la sua conoscenza della lingua e il giapponese che le rispondeva in inglese per via del suo irremovibile “credo”.
La cinese, Cin-Ciao (si, avete indovinato! Anche questo è inventato) quella sera ci portò nel ristorante cinese del luogo asserendo che i piatti erano molto simili a quelli da lei mangiava in patria…
E infatti il ristorante era ben diverso da quanto mai provato in Italia e tutto (o quasi!) molto molto buono.
Come spesso capita nei ristoranti esteri la cena si componeva di un unico sostanzioso piatto costituito, in questo caso, da enormi scodelle di riso misto a verdure, pesce, ecc, …
Volendo (e noi “vollimo”!) era possibile avere anche degli antipasti, per la maggior parte ravioli (di vario tipo) e involtini primavera, che venivano serviti in contenitori più piccoli.
Fatte le ordinazioni un piccolo esercito di camerieri procedette con il riempire il tavolone rotondo, intorno a cui sedevamo, con una quantità impressionante delle suddette ciotolone e ciotoline. Volendo sperimentare tutti i sapori presenti sulla tavola incominciai la lunga maratona tra le varie ciotoline e, dopo aver fatto il giro di tutti i tipi di ravioli presenti a tavola, mi accorsi che un modello mi era sfuggito, ben nascosto dai ciotoloni di riso e sapientemente parcheggiato vicino al giapponese che attingeva da esso con gusto.
Con il mio fantastico e fluente inglese (noio volevon savuar) chiesi a Hi-Hong di poter assaggiare la pietanza e, ottenutala, me la buttai allegramente in bocca masticandola con energia e senza neanche guardare cosa mi stessi ingurgitando …
Peccato che NON si trattasse assolutamente di gustosi e morbidi ravioli, come inizialmente e con una rapida occhiata avevo supposto, ma di quello che, poi, venne individuato con il nome di “sugnotto”: una orripilante quantità di materia organica grassa e bollita arrampicata attorno ad un frammento di osso buco.
Immaginate di prendere la colonna vertebrale di un piccolo animale (tipo un serpente) e di tagliarla con tagli perpendicolari ad essa: otterrete tantissime porzioni del fantastico sugnotto …
Non riuscii a mangiarne molto e fingendo un colpo di tosse lo scaricai in un fazzoletto sotto il tavolo …
Non lo dimenticherò più… e probabilmente neanche lui mi dimenticherà mai!
Il sugnotto non perdona!