Scazzi quotidiani
Tra i blogger si dice che quando si ha una vita reale soddisfacente si scrive meno.
E giustamente io, non essendo una blogger ma una sfigata che a malapena riesce ad esprimere in un italiano stentato quattro frasette, sfuggo totalmente a questa regola.
La mia vita è una merda e spesso accarezzo l'idea di cospargermi di benzina e darmi fuoco. Senonchè, la benzina costa troppo, e che cazzo!
Innanzitutto i miei rapporti sociali sono ridotti all'osso: in pratica, se mi va bene, vedo gli a
mici solo nel weekend. La sera arrivo a casa, faccio una doccia, preparo la cena, mi dedico alle casalinguitudini indispensabili e mi schianto inebetita sul letto, dove ovviamente non dormo perchè mi sembra assurdo sprecare del tempo a dormire, quindi leggo o cazzeggio in rete. La palestra ormai è un lontano ricordo, come anche la speranza di dare forma umana al mio fisico alla barbapapà.
Al mattino mi sveglio con un entusiasmo tale che faccio tutto con le palpebre serrate (se per disgrazia dovessi rimanere cieca, sono allenatissima e quindi questa strategia denota furbizia da parte mia), arrivo al lavoro in ritardo (in teoria sono il capo e posso fare come cacchio mi pare, ma in pratica devo fare i conti con lo sfasciagonadi Monty Burns) e mi sorbisco una lunga, lunghissima giornata di lavoro, dalla quale esco come un pugile suonato.
Questo se non c'è qualche imprevisto che mi scombina la routine, tipo portare l'auto dal meccanico (almeno 2 volte al mese) o dover andare a depilarmi (almeno 2 volte al giorno)
Il problema grosso è che gestisco un gruppo di cerebrolesi bisognosi di supporto psicologico, che se potessi incenerirei all'istante e invece devo fingere tutto il giorno. Il mio nuovo soprannome è Paresi Hilton.
Oltre tutto poi, c'è sempre un turn over per cui, quando pensi di esserti liberata di uno di questi casi patologici, ecco che se ne ripresenta un'altro ancora più agghiacciante.
Nello specifico, dopo aver ceduto a malincuore Gioiellino (aveva ormai un esaurimento, poveraccio), ho fatto un paio di "cambi di figurine" decisamente da zappa sui piedi.
Ho scambiato prima una delle salme superstiti con "Gentilecollega", e poi il telespettatore del caso Scafroglia con "Gino Bramieri".
Gino è obeso, puzza, fuma come una ciminiera, c'ha la dentiera, è narcolettico (ogni tanto si addormenta anche mentre gli parli! A-L-L-U-C-I-N-A-N-T-E) ed ha una carnagione che va da un allegro color cemento al verdognolo muffa di gorgonzola: temo (ma anche spero) mi stramazzi a terra senza vita da un momento all'altro.
Questo suo impeccabile stato di salute fin'ora gli ha causato: un incidente stradale potenzialmente mortale con conseguente distruzione dell'auto e una caduta devastante per cui sono stati necessari 3 punti di sutura sul capoccione deforme. Un'altra caratteristica peculiare è il suo vocione baritonale: è bellissimo vederlo arrivare alla guida della sua golf GTqualcosa bianca, con il braccio fuori dal finestrino mentre intona "Wake me up before you go go". Che meraviglioso sfoggio di
virilità e sobrietà! E c'è pure chi se lo contende: ex moglie e - dicono - amante.
Ovviamente chi mi riporta questi pettegolezzi è quell'infame e viscida spia che sta in stanza con lui, er Colla: uno che viene in ufficio con le scarpe per l'antinfortunistica bucate e riparate con il nastro isolante rosso, ha le tasche a chiocciola e la testa di Slot dei Goonies.
Gentilecollega invece ha come testa un quadro di Picasso. Sì, lo so che nomino sempre 'sti quadri di Picasso, ma vi assicuro che stavolta il paragone è veramente calzante: c'ha la cima della testa piallata su cui si potrebbe tranquillamente poggiare il servizio di porcellOna cinese della nonna, su cui si trova un mucchietto piuttosto rado di capelli, accuratamente lisciati nel patetico tentativo di coprire tutta la superficie, un occhio è semichiuso e l'altro più in basso di 2 cm, ha i denti di legno, le proporzioni fisiche di un nano e puzza letteralmente di piscio. Mi dicono che questo odore sia tipico di chi prende steroidi ed anabolizzanti, perchè il tipo è pure uno che spende ore della sua giornata in una sala pesi, con risultati - a mio modo di vedere - nulli, a parte i glutei ipersviluppati che lui mette in evidenza arrotolando appositamente i pantaloni in vita fino a portarli belli infilati tra le chiappe ,con conseguente risalita dell'orlo a 5-10 cm dalla caviglia.
Il brutto di 'sto tizio, a parte l'aspetto fisico e l'odore aberrante, è che ha pure la presunzione di essere intelligente e di saperne più degli altri, per cui prende anche iniziative pericolose che hanno già causato seri danni.
E che dire della rimanente parte della truppa di cui non avevo ancora parlato approfonditamente?
Occhiofino, essendo quello che è, ovvero una vecchia zitella aciuida, per dirla come la direbbe lui ("nnnnnnnnò! nnnnnnnò! io non la direi cossssì, la direi mèeeeeglio") ed essendo stato beccato più volte a visionare nerchie invece di lavorare, è oggetto dei peggiori doppi sensi e, visto che pure lui ha le proporzioni naniformi e il culo gli fa praticamente da gobba, ho selezionato le migliori battute a lui rivolte per voi, audaci lettori di questo lunghissimo papocchio: "c'hai le gambe così corte che se te metti due rigatoni sembra che porti i pantaloni di velluto" o, ancora meglio, "c'hai le gambe così corte che le unghie dei piedi te fanno da visiera".
C'è poi la sosia di Michael Jackson (premorte) che c'ha una crisi isterica con pianto annesso al giorno: "senti sosiadiMichaelJackson, il mese prossimo cambiate stanza"--> crisi di pianto per mezza giornata, "senti sosiadiMichaelJackson, domani ti spiego questa cosa di lavoro"--> capocciate al muro e convulsioni. Mi chiedo perchè ancora non abbia posto fine alla sua inutile vita, raggiungendo così il doppio obiettivo di levarsi dai coglioni e continuare fare la sosia di Michael Jackson!
In tutto ciò ho anche i miei superiori che mi danno delle soddisfazioni: non capiscono un cazzo, sono degli sfaticati e approssimativi ma pretendono di fare i riferimenti delle attività, procurandoci lo scherno di tutta l'azienda!
Per fortuna ieri si è presentato il nuovo capo-funzione. Già solo per questo assolutamente banale, normale ed educato gesto di presentarsi ai suoi collaboratori ha guadagnato 1000 punti, visto che il suo predecessore, Monkey (aka l'inoltro automatico di email, ovvero un nano bagonghi senza dita dalle fattezze di scimpanzè) l'ho incontrato solo una volta per caso. In più, il nuovo boss è bello, simpatico, intelligente, giovane, tecnicamente preparato e - ovviamente - gaio (dicono)!
La sua PRESUNTA gaiezza (ovviamente il paesotto medievale che è la mia azienda basa le sue fondamenta sugli assiomi "uomo bello=gay" e "donna bella=troia") per me non costituisce un cruccio, visto che ormai sono asessuata, ma il fatto di essere uno dei pochi individui di sesso femminile (almeno all'anagrafe) mi fa temere l'ennesima discriminazione.
E sia! Aprirò presto un conto paypalle, per raccogliere le vostre donazioni con cui potrò coronare il mio sogno di comprare due taniche di benzina e adottare una mìse bonzostyle!
Paypalled Patsy
"Vorrei che potessimo parlare più a lungo, ma sto per avere la MIA COORDINATRICE per cena stasera..."
Hanno sbagliato tutti: e come poteva non essere? Del resto si tratta di dirigenti dell'azienda in cui lavoro...
Psycho, uno dei colleghi che coordino, non è Psycho: hanno sbagliato film! Psycho in realtà è Hannibal Lecter, "Hannibal the cannibal" de "Il silenzio degli innocenti"!!!
Innanzitutto non sbatte le palpebre; ma non è che le sbatte poco, non le sbatte MAI! Poi, spesso lo sento bofonchiare frasi tipo "censimento.... fegato... fave e chianti": il giorno in cui mi chiederà "gli agnelli hanno smesso di gridare?", sarà anche quello in cui vincerò la medaglia olimpica nei 100 metri e batterò ogni record di acuto lirico (esisterà un record di "acuto lirico"? Bah...).
Certo non ha il genio e la fine intelligenza dello psicopatico interpretato da Antony Hopkins (il suo Q.I. è più vicino a quello di una scimmia ballerina ubriaca), però io ora ho il taglio di capelli di Jodie Foster nel film
(il che mi rende decisamente inguardabile, come se ci fosse bisogno anche di questo) e non posso ignorare il "rumore di risucchio a denti stretti" che fa quando sono nelle vicinanze!!!
E se sto sbagliando strategia con lui, cari miei, mi ritroverete squartata e appesa nel bagno dell'ufficio, come il poliziotto del film.
Per ora cerco di placare la sua fame con merendine stantìe del distributore automatico in corridoio ed evito di mettermi l'olio sul corpo dopo la doccia (non vorrei che pensasse "ahò è pure già condita!"), ma forse il fatto che debba cazziarlo per le sue minchiate ogni 5 minuti non depone molto a mio favore.
Comunque, se facessi notare questo evidente errore ai miei superiori, questa è senz'altro la risposta che otterrei:
"Non c'è problema! Allora:
"
Ed è tutto risolto.
Che è un po' la risposta a qualsiasi segnalazione gli viene fatta: YUHU!
Ogni giorno, quando arrivo in ufficio mi vengono in mente queste battute (Da "Il Silenzio degli innocenti" di Jonathan Demme):
Dott. Lecter: "Prima regola Clarice: semplicità. Leggi Marco Aurelio, di ogni singola cosa chiedi che cos'è in sé, qual è la sua natura. Che cosa fa quest'uomo che cerchi?"
Clarice: "Uccide le donne"
Dott. Lecter: "No, questo è accidentale. Qual è la prima, la principale cosa che fa? Uccidendo che bisogni soddisfa?"
Clarice: "Rabbia... Essere accettato socialmente, frustrazione sessuale, signore"
Dott. Lecter: "NO! DESIDERA. Questo è nella sua natura. E come cominciamo a desiderare, Clarice? Cerchiamo fuori le cose da desiderare? Fai uno sforzo prima di rispondere"
Clarice: "NO, solo che... "
Dott. Lecter: "Il desiderio nasce da quello che osserviamo ogni giorno. Non senti degli occhi che girano intorno al tuo corpo? E i tuoi occhi non cercano fuori le cose che vuoi?"
Clarice: "Va bene, sì... E ora per favore, mi dica come..."
Dott. Lecter: "NO! E' il tuo turno di parlare Clarice, le tue ferie sono finite ormai..."
Le mie ferie sono finite ormai...
Terrorized Patsy
PS: quando la paura mi attanaglia, faccio un giro su "Le Malvestite" e mi torna il buon umore! Questo post in particolare, oggi mi ha fatto ridere fino alle lacrime...
"The Scores"
Sta per uscire il film dei Simpson e ci si sbizzarrisce in rete comprando gadget e creando il proprio Simpson avatar dal sito ufficiale del film o direttamente dalla propria foto grazie al sito "Simpsonizeme".
Ecco com'è la vostra Patsy in versione Simpson:

In realtà dovrei dire come ero, perchè ho tagliato tutti i capelli ed ora sembro una versione gigante di Sandra Mondaini, ma senza occhialoni (la mia idea era di un taglio alla Amelie Poulain - tentativo miseramente fallito).
Quindi, dicevo, stavo pensando di creare anch'io una serie TV su una famiglia animata che sarebbe senz'altro di successo.
Avevo pensato a "Gli Score", ritratto di una famiglia media italiana così composta:
• Il padre, Giona Score, è un 60enne senza scrupoli titolare di un'agenzia che specula sulla bolla immobiliare italiana
• La madre, Gina Score, è una "pensionata baby" che passa le sue giornate a guardare telenovele, leggere riviste di gossip e a prendere aperitivi con le amiche. Dipendente dagli psicofarmaci.
• Etta Score, la figlia maggiore studentessa al 4° anno fuoricorso alla facoltà di Scienza della Comunicazione, aspirante attrice
• Giotto Score, adolescente pipparolo perso nel suo mondo di videogame, tatuaggi e mutande firmate
• Tina Score, la figlia minore obesa teledipendente colleziona gadget di tutti i cartoni animati esistenti
Magari come sponsor si farebbe avanti IKEA, visto che di cose agghiaccianti ne commissiona eccome! (grazie a AndrewBlade per la segnalazione nel post su Billy Idol)
Patsy (futura cartoonist di successo/attuale minchiona da 2 cent)
In the caves all cats are grey…
... credo di essere impazzita! Il titolo del post è una strofa di “All cats are grey” dei Cure, canzone che chiude il film “Marie Antoinette” che, in preda all’entusiasmo, mi sono messa in testa di recensire (senza averne la benché minima capacità), quindi…
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…ATTENZIONE: state per leggere una scadente recensione del film “Marie Antoinette”, i commenti caustici saranno scarsi ed inadeguati al tono solito di questo blog. Inoltre, poiché della vita di Maria Antonietta di Francia se ne sa pure troppo, dubito che troverete anticipazioni non desiderate. Il rischio più grosso che correte leggendo di seguito è di contrarre l’orchite.
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Si possono spendere milioni di dollari per un film in costume e poi piazzare un paio di Converse rosa anni '80 in primo piano, buttate tra scarpette di velluto stile '700?
Evidentemente sì, soprattutto perché, se vi chiamate Sofia Coppola, tutti penseranno ad un brillante riferimento/tributo all'adolescenza ed alla moda di quel periodo, invece che ad una vaccata del montatore...
Ma parliamo del film.
Se la protagonista fosse stata quel pesce lesso di Scarlett Johansson (per me monoespressiva), questo film avrebbe potuto tranquillamente intitolarsi "Lost in Translation 2", sequel di una “commedia” che, vista alle 2 di notte mezzi morti di sonno e con il lettore DVD che si inceppa ogni 5 minuti, fa l’effetto di due “simpatici” e solerti gnomi che ti tengono poggiati gli zebedei su un incudine per martellarli a turno.
Si tratta, infatti, di un “tipico” film alla Sofia Coppola: molta cura agli effetti visivi ed alla fotografia, dialoghi ridotti all’essenziale, molto lasciato all’immaginazione ed all’eventuale bravura degli attori.
In questo caso, Kirsten Dunst (che solitamente non mi piace nè fisicamente, nè come attrice) oltre ad essere di una bellezza che toglie il fiato, è stata veramente bravissima: con uno sguardo e un’alzata di sopracciglia riesce a trasmettere TUTTO.
Per non parlare delle meravigliose location, le fantastiche acconciature, i vestiti d’epoca, i dolci - che compaiono in ogni fotogramma-, il forte impatto visivo, la colonna sonora.
E’ un film sui dettagli, ed io amo i dettagli!
Chi si aspettava un film storico o un’introspezione dei personaggi più profonda ed esplicita, ne rimarrà grandemente deluso. La fatica deve essere tutta dello spettatore, la Coppola non ti regala niente, se non la certezza che i tuoi occhi non sono in grado di contenere tutta la bellezza che hai davanti…
Per capire questa pellicola, da molti giudicata superficiale, forse ci vuole una sensibilità particolare ed una spropositata voglia di immedesimarsi in una ragazza che, strappata al suo paese e alla sua famiglia, si trova a vivere in un grottesco “grande fratello” in cui nessun particolare della vita dei Reali viene nascosto alla Corte (dai pasti al parto!!!), in cui si è sacri, ma anche ammirati, invidiati, detestati, criticati. In cui una sola parola può rappresentare un passo falso che renderà il futuro invivibile…
…stressante eh…
Già alla seconda botta di bastone in terra durante il rituale del pranzo stavo per strapparmi i capelli in preda alle convulsioni: difficile immaginarmi nei panni della Delfina di Francia (senza contare che non mi ci entrerebbe neanche un braccio).
E’ un film sulla sventatezza giovanile, sulle aspettative deluse e forse anche su come, pur partendo con le migliori intenzioni, si possa diventare irrimediabilmente stronzi (della serie: “se non riesci a batterli unisciti a loro”).
Eppure non ci si immedesima fino in fondo, troppo difficile! Si rimane, come è giusto e come probabilmente era intenzione della regista, estasiati ad ammirare qualcosa che, pur non capendo appieno, ci affascina, complice la tanto strombazzata colonna sonora “pop” (e già su questa etichetta che gli hanno affibbiato avrei qualcosa da ridire…) che la fa da padrona durante tutti i 120 minuti: si comincia con “Naturals not in It” dei Gangs Of Four (sui titoli iniziali, piccolo siparietto inaspettato), prosegue con la meravigliosa “Ceremony” dei New Order (già nel trailer) e culmina durante il fantastico ballo in maschera a Parigi sulle note di “Hong Kong Garden” di Siouxsie and The Banshees. E come non citare le delicate "Avril 14th" degli Aphex Twin e “Tommib Help Buss” di Squarepusher, o “Pulling Our Weight” dei Radio Dept… va beh, è inutile che le elenchi tutte: è una soundtrack da ascoltare!
Unica delusione: la superba “Plainsong” dei miei amati Cure dura solo 5 secondi (in ogni caso, 5 secondi da brividi) ed è pure disturbata dai colpi di cannone di festeggiamento per l’incoronazione!
Altra nota negativa: l’agghiacciante autodoppiaggio italiano di Asia Argento nei panni di Madame du Barry (anche detta “du Barrito” vista la portata dei sonori rutti con cui delizia i commensali durante la cena), realizzato – evidentemente - con la solita patata in bocca…
A riprova del fatto che non c’era la minima intenzione di raccontare LA storia, bensì di raccontare UNA storia, i riferimenti alla politica ed agli eventi di interesse storico sono ridotti al minimo indispensabile, quindi, se leggendo queste righe (capisco che è stata dura, ma ormai sei arrivato in fondo, puoi farcela!) vi è venuta voglia di andarlo a vedere, rilassatevi, lasciatevi trascinare dalla musica e soprattutto POCHE PIPPE MENTALI!
Madame Patsy
PS : a quel becero di Raffy il film ha fatto schifo… di chi fidarsi? MUHUAHAHAHAH
PPS: volete leggere una bella recensione seria? Eccola: recensione a cura di Gaia Zamburlini sul sito Cineclick
Kyashan - La rinascita (aka Casshern)

Ieri sera grande evento: finalmente assisto alla trasposizione cinematografica di uno dei cartoni animati che mi hanno accompagnato durante l'infanzia (e non solo...): Kyashan!

(prima di proseguire nella lettura, avverto che potrebbero esserci delle anticipazioni : non leggete oltre se non volete conoscerle, la trama con la scheda del film è sul sito di 35 mm)
Sapevo che il film non sarebbe stato analogo al cartone, ma il trailer prometteva bene, così ieri, dopo un "leggero" aperitivo al "Doppio Zero" (un'ora a rimpinzarci di alcool e cibo) io, MadGrin e altri 4 compagni di avventure eravamo psicologicamente e fisicamente pronti ad affrontare le 2 ore e 30 circa di maratona cinematografica.
Come dicevo, ero cosciente del fatto che con il cartone il film avrebbe avuto poco da spartire (anche se i riferimenti ed i parallelismi sono continui ed a grandi linee la trama coincide), ma ogni speranza di avere una fedele trasposizione è stata spazzata via dopo circa mezz'ora dall'inizio, quando il mitico casco di Kyashan (in quel momento ancora Tetsuya, interpretato da un individuo apparentemente fighiforme molto somigliante a Keanu Reeves) viene più volte inquadrato e mai indossato: resterà lì, fracassato fra le macerie, come a dire "te credevi, eh..."
Il film è visivamente straordinario: fra l'onirico ed il visionario. E' veramente incredibile cosa sono riusciti a fare combinando la live action a vare tecniche animazione, computer grafica ed effetti speciali (bellissime le immagini che riportano il "punto di vista" di Akubone).

Anche la colonna sonora fa la sua parte e le trovate del regista sono poetiche ed originali (si pensi ai flashback anche in sovrapposizione al "presente", il "vortice" di ricordi, il succitato punto di vista di Akubone, i simbolismi presenti in tutto il film).

Dal punto di vista del ritmo, il film parte con una marcia in più (unica pecca, l'eccessiva velocità del combattimento Tetsuya-Sagray che rende difficile capire cosa sta accadendo), ma a tratti perde considerevolmente di intensità, nel tentativo di aumentare il pathos di alcune scene.
Anche la durata è probabilmente eccessiva e, complice anche un intreccio nella trama non proprio facile da digerire, non nascondo che per me è stato impossibile mantenere la concentrazione per tutte le due ore e mezza, in cui trovano spazio tutte le tematiche possibili: il razzismo, la pace nel mondo, l'inquinamento del pianeta, l'eccessivo uso di tecnologie, l'amore e l'odio in ogni loro aspetto, le guerre mondiali, la minaccia delle macchine robot, l'etica della bioingegneria, ecc.
La caratterizzazione più profonda dei personaggi si perde dopo una iniziale premessa positiva (i flashback di Tetsuya al fronte, in cui per un attimo mi è semprato di rivedere la "corazzata Potemkin": l'occhio della madre, il bambino, ecc.) ed ho trovato poco indicata l'introduzione (forse per alleggerire la trama dai temi un po' pesanti) del "personaggio macchietta" Akubone, eccessivamente sopra le righe e del tutto fuori luogo rispetto al contesto (inevitabile la continua imitazione a fine film).
La pecca più grande (oltre all'abuso di acqua ossigenata), quella che ne determina il "ma vaffanculo!" in platea al termine della proiezione, è l'imbarazzante piega presa dai dialoghi (quasi ai livelli di una telenovela) che predomina durante la seconda parte del film, forse nella pretesa (inutile, per me) di spiegare, in maniera eccessivamente esplicita, tutto ciò che fino a quel punto si era intuito grazie alla delicata introduzione di riferimenti, metafore ed indizi.
Fosse stato un film muto o in lingua originale (rigorosamente senza sottotitoli), avrei gridato al capolavoro, con questi dialoghi (e dopo l'aperitivo al "Doppio Zero"), al massimo posso tirare fuori un rutto...
Bonjour finesse,
Patsy