Burn(s) Patsy, Burn(s)! (prima parte)
Tempo di trasferte per la povera piccola creatura che risponde al nome di Patsy.
Ma non di trasferte normali, di trasferte cheek to cheek
con il nuovo capo che, per inciso, è identico a Montgomery Burns: fa addirittura il gesto "eccellente" con le mani. Ha 45 anni e ne dimostra 145. Caratterialmente, invece, è molto diverso da mr Burns: per fare dei paragoni politici molto di moda in questo periodo, è una specie atteggione-sborone alla Rutelli, con il senso dell'umorismo di Berlusconi e l'apertura mentale di Ratzinger.
In poche parole uno scassacazzi cosmico.
Mi avverte della trasferta di 3 giorni solo il giorno prima della partenza, proprio quando ho un principio di influenza, ma se resto a casa sembra che lo faccio apposta, quindi vado.
Si parte nel pomeriggio uscendo prima dall'ufficio e, dato che devo passare a casa per lasciare l'auto, prendere la valigia (che in realtà devo ancora fare perchè la sera prima mi sentivo malissimo) e chiamare il taxi ed andare all'aeroporto.
Volo alle 17,20 , appuntamento in aeroporto fissato da lui alle 16: paranoia allo stato puro.
Sono in taxi appena partita da casa e già comincia a sbomballarmi i coglioni con la prima telefonata. La prima di una lunga serie, si spazientisce anche il tassinaro... Il motivo è che lui è in aeroporto dalle 15,20 e si scassa le palle ad aspettare, quindi ne approfitta per fare il figo impegnato e mostrarsi alla gente (indifferente) nel terminal che lui ha molte chiamate da fare perchè è un top manager, oh yeah! [de 'sta ceppa]
Arrivo in aeroporto e vuole insegnarmi a fare il check in.
Probabilmente pensa che non mi sono mai mossa di casa e che aspettavo lui, il mio nuovo eroe, che mi mostrasse la retta via. Peccato che non sono io quella che va in giro con un portatile del 1800, la valigia di plasticone da 70 Kg ed un cappello di panno verde scuro decisamente imbarazzante che penso non indosserebbe neanche mio nonno, pace all'anima sua.
Io mi sento la febbre e ho le tonsille grosse come due palle da biliardo, lo lascio fare e mi dirigo verso il varco dei controlli (fila chilometrica smaltita in pochi minuti: so' bravi però eh!).
Ovviamente io passo velocemente il controllo, mentre il viveur prende addirittura la scossa per aver messo il portatile sul carrello magnetico (MUHAHAHAHAH)
Arriviamo al gate che sta dall'altra parte dell'aeroporto con un anticipo esagerato e le poltroncine sono tutte occupate.
Ho dei dolori su tutto il corpo per l'influenza talmente forti che arrivo a pensare che mi adagerei volentieri su un vecchiaccio laido che mi guarda voglioso, dal basso del suo posto a sedere.
Nel frattempo, Monty pensa bene che sia perfettamente educato insistere nell'atteggiarsi a top manager continuando a fare telefonate a cazzo (al compagno delle elementari, allo zio di brooklyn, al ristorante cinese sotto casa), ignorandomi completamente: gli astanti possono quindi notare un povero coglionazzo che urla al telefono i cacchi propri ed una tarantolata che gli sta a fianco.
Dopo circa un'ora di attesa comincia a farsi la fila al gate, ma 'ste cazzo di telefonate sono così importanti che, pur essendo arrivati 10 anni prima siamo gli ultimi a salire sull'aereo e non c'è posto per i nostri bagagli (una minuscola valigetta io, un catafalco lui - senza dimenticare il fantastico cappello da gangster-emigrante verde peluccoso). Troviamo miracolosamente lo spazio sufficiente in una cappelliera in coda al velivolo. Ovviamente noi siamo posizionati in testa, cosìcchè una volta arrivati dobbiamo aspettare che TUTTI sbarchino prima di poter finalmente scendere.
Sono così fortunata che l'aereo è un residuato bellico mal pressurizzato, per cui ai dolori, la febbre e le tonsille di legno si aggiunge un mal di testa spaziale a causa del fischio continuo durante il volo.
Atterriamo e - dopo il discorso dei bagagli a cui accennavo in precedenza - andiamo a prendere l'auto a noleggio.
Diciamo che va quasi tutto bene, a parte il fatto che l'automobile è ancora in rodaggio (quindi va al max ad 80Km/h) e ciò significa che mi devo sorbire ancora 60 minuti di telefonate assordanti in auto (invece di 30), prima di arrivare a destinazione.
Nonostante non abbia fame, so che devo prendere delle medicine quindi approccio l'argomento cena, anche perchè ho intuito qualcosa che non mi quadra.
Ed ecco una delle prime sòle: il tizio ha dei parenti lì, quindi non alloggerà in albergo (benissimo) e mi mollerà da sola per cena per andare dal cugino, di cui è ospite.
Personalmente, la cosa mi farebbe molto piacere, se non che l'hotel (di lusso ovviamente) si trova in periferia in mezzo al nulla e non so come fare, visto che penso che difficilmente riuscirei a mettere insieme un pasto decente in albergo con i 22 euro che mi spettano come diaria per la cena.
Lui mi tranquillizza indicandomi un ristorante a mezzo Km dove dice che ultimamente ha mangiato benissimo spendendo poco...
Va beh, vado il albergo, mi faccio una doccia e mi dirigo al vicino ristorante.
Peccato che per percorrere quei 500 metri su una specie di tangenziale in cui ogni passo può essere l'ultimo, si trovano una caserma e un locale di mafiosi.
Per non cagarmi addosso nel tragitto anch'io uso la tecnica "telefonata tattica" e chiamo un amico lontano [grazie Massimiliano]
Entro nel ristorante e mi preoccupo un po': si tratta di un posto "scicchissimo", ma tutto sommato ripenso al fatto che siamo al sud e che mi è stata garantita l'economicità del posto.
Perciò mi tranquillizzo... finchè non apro il menù.
Fortunatamente, il noto "effetto Bud Spencer" ha impedito ai miei occhi di rotolare sul tavolo. Alla fine facendo i calcoli 40 volte riesco a spendere solo 26 euro per due microporzioni da modella anoressica (sufficienti a soddisfare il fabbisogno energetico delle mie unghie dei piedi), ma le palle mi girano a 1000.
Torno in stanza praticamente in elicottero grazie alla rotazione predetta, mi impasticco e mi schianto sul letto, ma i dolori reumatici mi fanno addormentare molto tardi.
Continua...
Patsy, the poor little creature