

Non c'è fine al peggio
E' proprio quando pensi di averle viste e sentite tutte che i fatti ti smentiscono. Non c'è niente da fare!
Dopo la giornata mondiale del Cicisbeo, la saga del Cartaio, i viaggi in "formula roulotte", i finti babbo natale e le colleghe scosciate, i "flussi", i modelli di Altan, e i parrucchieri in incognito pensavo davvero che tutti i limiti fossero stati abbondantemente superati.
Invece oggi l'ho incontrato di nuovo.
Sto parlando di un essere strano e solitario, che di solito gira per i corridoi del mio ufficio senza uno scopo sufficientemente valido a motivarne la presenza.
Le sue fattezze sono un misto tra Giulio Tremonti
ed Epifanio
, il personaggio interpretato da Antonio Albanese (e gli sto facendo un grosso complimento)
Estate o inverno è sempre vestito allo stesso modo (una maglia verde militare sotto un completo giacca e pantaloni di lana marrone), porta sempre con se una borsa nera a tracolla e, se questo non bastasse, è facilmente riconoscibile dall'odore di stalla, putrefazione e capra marcia che gli aleggia intorno.
La sua caratteristica principale, che lo contraddistingue rispetto ai vari cloni che popolano il mio ufficio (pensavate fosse l'unico essere del genere qui?!?! Poveri ingenui!), è che ama farsi il bidè nei lavandini del bagno (spero vivamente solo in quello degli uomini, ma non è detto...).
Non è raro infatti, che qualche collega lo soprenda mentre è intento a sciacquarsi le pubenda nella maniera in cui di solito ci si lavano le mani...
E io che pensavo chissà quali fossero, i privilegi riservati ai parenti dell'amministratore delegato!!!
Shocked Patsy
"Mai avuto carie in vita mia!"
Negli anni '80, in TV girava uno spot di un dentifricio (il Macleen's, mi sa che è fallita quell'azienda) in cui un ragazzo su una BMX, faceva una "pinna" (impennava) sorridendo e una voce fuori campo diceva:
"Paolo è un ragazzo fortunato, a 14 anni può dire:..." e lui, beffardo: "mai avuto carie in vita mia!"
Figuriamoci!
Sono molto più di 14 anni che mi bullo con gli amici ripetendo questa frase, mostrando per di più il mio sorriso a 785 denti (quando sorrido non c'è il minimo interstizio nella mia bocca che non si veda).
Fino ad oggi.
Io sono ossessionata dall'igiene orale e ogni anno mi faccio almeno un controllo.
Ai vari dentisti da cui sono stata ho sempre mostrato una macchiolina che ho da anni su un molare e tutti mi dicevano "no, è solo una macchia! Non si vede neanche nell'ortopanoramica!"
Questo fino ad un paio di settimane fa, quando sono andata in un nuovo studio dentistico vicino casa...
Per farla breve, oggi mi hanno tolto una carie delle dimensione delle grotte di Frasassi.
E meno male che con queste tecniche nuove non si vede niente, altrimenti a quest'ora mi avrebbero trovato in bagno impiccata con il filo interdentale!
Che poi... ve l'hanno mai tolta una carie?
Io l'anno scorso ho tolto i 4 denti del giudizio (erano inclusi) ed ho sofferto come un cane per 3 estrazioni su 4 (senza contare la faccia deformata dal gonfiore), perciò oggi pensavo sarebbe stata una passeggiata...
COL CAZZO!
A parte il fatto che con quegli aspiratori in bocca pensavo di avere un plaid al posto della lingua, sul finale mi ha dovuto infilare una striscina di non so cosa fra i denti, ma era impedito da un frammento sperduto e mi ha quasi slogato una mandibola: ho rivissuto un incubo!
E vogliamo parlare del fatto che con il labbro pendulo a causa dell'anestesia, quando bevevo per sciacquarmi la bocca sbrodolavo tutto ovunque?!?!?
Poi, m'è piaciuto il dentista, il suo approccio amichevole con il paziente:
dentista: "come ti chiami?"
io: "Patrizia"
dentista: "bene, Cristina, alza un po' più la testa"
io: "achmhmhphihzihiia" (con tubi e trapani in bocca, che cazzo voi di' de più?)
dentista: "senti, Caterina, ce la fai ad aprire un po' più la bocca?"
io: "achmhmhphihzihiia"
dentista: "bene, Attanasia, la prossima volta togliamo l'altra e abbiamo finito" (sì, ho PURE un'altra carie... ma minuscola per fortuna!)
io: "veramente mi chiamo Patrizia, mi hai chiamato con 50 nomi diversi"
dentista: "Ah, scusa Ubalda, è che oggi sono un po' stordito"
io: "grrrrrr" (pensando: "e proprio quando ravani nella MIA bocca devi essere stordito?!?!")
Poi è partito con una pippa di quanto siano belli i miei denti (secondo me solo per riprendersi dalle continue gaffe) e sul fatto che fosse un peccato per quella grossa brutta e cattiva carie, che "se solo l'avessi vista un anno fa..."
- seguono mie bestemmie telepatiche in aramaico antico -
... dentista: "Ora facciamo la pulizia dei denti, tanto ce li hai puliti, non hai tartaro e ci mettiamo 5 minuti"
io: "ahhoha chhchchhzohhhfhhmhfre?!!??" - traduzione: "allora che cazzo la facciamo a fare??!?"
Troppo tardi, ormai ero con i soliti 27 tubi in bocca: 50 euro volati dalle mie tasche per 5 minuti di pulizia, neanche fosse un tassista!
Alla fine, mentre ero a prendere il nuovo appuntamento, ritorna e simpaticamente mi fa:
dentista: "Ma, il tuo amico?"
io: "Raffaele deve ancora fare l'ortopanoramica"
dentista: "eheh, che poi se mi ricordo bene è il tuo presunto ragazzo..." 
Ma porca paletta, sei un rincoglionito che non si ricorda un nome e ti vai a ricordare di settimane prima?!?!?
Per capirci, quando sono andata a fare la prima visita con Raffy, questa insinuazione era valsa convulsioni e urla da parte di entrambi.
Perciò, la mia reazione naturale sarebbe stata saltargli al collo e mettere fine all'agonia di un corpo affidato al cervello di un idiota, ma mi sono ricordata dell'altra carie e ho desistito, sarà per la prossima volta!
Comunque ha fatto un buon lavoro:

Patsy
In the caves all cats are grey…
... credo di essere impazzita! Il titolo del post è una strofa di “All cats are grey” dei Cure, canzone che chiude il film “Marie Antoinette” che, in preda all’entusiasmo, mi sono messa in testa di recensire (senza averne la benché minima capacità), quindi…
***
…ATTENZIONE: state per leggere una scadente recensione del film “Marie Antoinette”, i commenti caustici saranno scarsi ed inadeguati al tono solito di questo blog. Inoltre, poiché della vita di Maria Antonietta di Francia se ne sa pure troppo, dubito che troverete anticipazioni non desiderate. Il rischio più grosso che correte leggendo di seguito è di contrarre l’orchite.
***

Si possono spendere milioni di dollari per un film in costume e poi piazzare un paio di Converse rosa anni '80 in primo piano, buttate tra scarpette di velluto stile '700?
Evidentemente sì, soprattutto perché, se vi chiamate Sofia Coppola, tutti penseranno ad un brillante riferimento/tributo all'adolescenza ed alla moda di quel periodo, invece che ad una vaccata del montatore...
Ma parliamo del film.
Se la protagonista fosse stata quel pesce lesso di Scarlett Johansson (per me monoespressiva), questo film avrebbe potuto tranquillamente intitolarsi "Lost in Translation 2", sequel di una “commedia” che, vista alle 2 di notte mezzi morti di sonno e con il lettore DVD che si inceppa ogni 5 minuti, fa l’effetto di due “simpatici” e solerti gnomi che ti tengono poggiati gli zebedei su un incudine per martellarli a turno.
Si tratta, infatti, di un “tipico” film alla Sofia Coppola: molta cura agli effetti visivi ed alla fotografia, dialoghi ridotti all’essenziale, molto lasciato all’immaginazione ed all’eventuale bravura degli attori.
In questo caso, Kirsten Dunst (che solitamente non mi piace nè fisicamente, nè come attrice) oltre ad essere di una bellezza che toglie il fiato, è stata veramente bravissima: con uno sguardo e un’alzata di sopracciglia riesce a trasmettere TUTTO.
Per non parlare delle meravigliose location, le fantastiche acconciature, i vestiti d’epoca, i dolci - che compaiono in ogni fotogramma-, il forte impatto visivo, la colonna sonora.
E’ un film sui dettagli, ed io amo i dettagli!
Chi si aspettava un film storico o un’introspezione dei personaggi più profonda ed esplicita, ne rimarrà grandemente deluso. La fatica deve essere tutta dello spettatore, la Coppola non ti regala niente, se non la certezza che i tuoi occhi non sono in grado di contenere tutta la bellezza che hai davanti…
Per capire questa pellicola, da molti giudicata superficiale, forse ci vuole una sensibilità particolare ed una spropositata voglia di immedesimarsi in una ragazza che, strappata al suo paese e alla sua famiglia, si trova a vivere in un grottesco “grande fratello” in cui nessun particolare della vita dei Reali viene nascosto alla Corte (dai pasti al parto!!!), in cui si è sacri, ma anche ammirati, invidiati, detestati, criticati. In cui una sola parola può rappresentare un passo falso che renderà il futuro invivibile…
…stressante eh…
Già alla seconda botta di bastone in terra durante il rituale del pranzo stavo per strapparmi i capelli in preda alle convulsioni: difficile immaginarmi nei panni della Delfina di Francia (senza contare che non mi ci entrerebbe neanche un braccio).
E’ un film sulla sventatezza giovanile, sulle aspettative deluse e forse anche su come, pur partendo con le migliori intenzioni, si possa diventare irrimediabilmente stronzi (della serie: “se non riesci a batterli unisciti a loro”).
Eppure non ci si immedesima fino in fondo, troppo difficile! Si rimane, come è giusto e come probabilmente era intenzione della regista, estasiati ad ammirare qualcosa che, pur non capendo appieno, ci affascina, complice la tanto strombazzata colonna sonora “pop” (e già su questa etichetta che gli hanno affibbiato avrei qualcosa da ridire…) che la fa da padrona durante tutti i 120 minuti: si comincia con “Naturals not in It” dei Gangs Of Four (sui titoli iniziali, piccolo siparietto inaspettato), prosegue con la meravigliosa “Ceremony” dei New Order (già nel trailer) e culmina durante il fantastico ballo in maschera a Parigi sulle note di “Hong Kong Garden” di Siouxsie and The Banshees. E come non citare le delicate "Avril 14th" degli Aphex Twin e “Tommib Help Buss” di Squarepusher, o “Pulling Our Weight” dei Radio Dept… va beh, è inutile che le elenchi tutte: è una soundtrack da ascoltare!
Unica delusione: la superba “Plainsong” dei miei amati Cure dura solo 5 secondi (in ogni caso, 5 secondi da brividi) ed è pure disturbata dai colpi di cannone di festeggiamento per l’incoronazione!
Altra nota negativa: l’agghiacciante autodoppiaggio italiano di Asia Argento nei panni di Madame du Barry (anche detta “du Barrito” vista la portata dei sonori rutti con cui delizia i commensali durante la cena), realizzato – evidentemente - con la solita patata in bocca…
A riprova del fatto che non c’era la minima intenzione di raccontare LA storia, bensì di raccontare UNA storia, i riferimenti alla politica ed agli eventi di interesse storico sono ridotti al minimo indispensabile, quindi, se leggendo queste righe (capisco che è stata dura, ma ormai sei arrivato in fondo, puoi farcela!) vi è venuta voglia di andarlo a vedere, rilassatevi, lasciatevi trascinare dalla musica e soprattutto POCHE PIPPE MENTALI!
Madame Patsy
PS : a quel becero di Raffy il film ha fatto schifo… di chi fidarsi? MUHUAHAHAHAH
PPS: volete leggere una bella recensione seria? Eccola: recensione a cura di Gaia Zamburlini sul sito Cineclick