Sono le 18.45. Alle 19 devo essere, in tuta, dentro la sala corsi della palestra. Se arrivo tardi finirò in ultima fila e vedere gli esercizi sarà facile come sputare nell’occhio di un passero appollaiato sull’ala di un biplano sul quale si sta volando.


Durante questa rapida (ma non troppo) operazione Mr. (Brokeback) Sfintere Scoordinato si toglie delle scarpe da ginnastica, indicatissime per l’attività aerobica, e indossa delle fantastiche Converse adattissime a prendersi una collezione di fantastiche storte.
Oggi il mio “caro” compagno di merende nonché collega di ufficio e autore del fantastico Vagabonding m’ha proposto: “Vieni con noi al Ristorante Cinese? C’è anche la mia insegnante di lingua cinese che ci farà provare l’ebbrezza della vera cucina orientale …”
Questa frase, che in qualche modo mi faceva tornare alla mente vecchie e oramai rimosse esperienze, al contempo mi convinse e così, di lì a poche ore eravamo tutti seduti allegramente ad un ristorante cinese davanti alla Stazione Termini.
Il menù conteneva solo Antipasti e Secondi.
La scelta cadde subito sulle Lingue d’Oca e la Medusa in umido ma altri piatti vennero presto a fare loro compagnia.
Appena arrivate le lingue, seppur provassi una certa reticenza ad assaggiare qualcosa che avrebbe potuto ugualmente assaggiare me, mi ci buttai infilando in bocca uno strano tocco di carne duro, tipo le coppiette di carne equina che vengono abitualmente servite nelle Fraschette Romane.
Peccato che le coppiette non contengano tutte quelle
terminazioni nervose tipiche di una lingua come, per esempio, un simpatico anello di nervo che identificai essere il responsabile dell’ancoraggio del muscolo alla bocca.
La cena andò, comunque, avanti per la sua strada fino a che, per liberarmi di olio finito su una mano non aprii completamente il tovagliolo, che all’inizio della serata era piegato artisticamente dentro il mio bicchiere, e mi ci strofinai la mano sinistra continuando a parlare con il mio dirimpettaio.
Durante questa operazione la sensazione di asciutto e pulizia che questa avrebbe dovuto darmi fu sostituita stranamente da quella di umido sugnoso …
Con un grosso punto interrogativo dipinto sulla fronte apri il tovagliolo rivelandone la sorpresa …
Ora non ci sono parole per descrivere la sorpresa gelosamente conservata dal tovagliolo …
Con ancora la mano umida lo feci vedere anche ad Andrea mentre uno strano ghigno e una risata isterica incominciava a salirmi dalla gola …
Mentre correvo in bagno l’immagine dell’orrore dipinto negli occhi di Mr. Vagabonding non mi abbandonava … il sugnotto era tornato!!
Il tovagliolo conteneva una strana sostanza viscida e bianchiccia, a molte sostanze organiche umane sarebbe potuta essere ricondotta … per la mia sanità mentale cerco ancora di convincermi che fosse qualche cosa di cucinato … ma una parte recondita del mio cervello urla e non si dà pace! :’(
La vendetta del sugnotto!
Mr. Sfintere Scoordinato
Mini post per concludere in bellezza la giornata e non dimenticare che “Se qualcosa può andare storto allora lo farà” (Prima legge di Murphy)
Come promesso sarò breve! 
Oggi, arrivato presto in palestra, occupo facilmente un simpatico posticino dove piazzare il mio step che, di lì a poco, avrei inondato di lacrime e sudore e, dal quale, poter osservare facilmente gli esercizi impartiti dalla insegnante.
Il posto ERA bello prima che … Mr. Sfintere Scoordinato non si piazzasse, appiccicandosi a me e costringendomi ad una breve ritirata indietro, proprio davanti annullando la gioia di un bel panorama e l’utilità di avere l’insegnante perfettamente visibile …
Beh pazienza… sono qui per allenarmi e rilassarmi quindi …. 
L’insegnate incomincia a zampettare allegramente sullo step:
Io, tutto concentrato, guardo davanti a me e la mia fragile mente viene presto catalizzata da Mr. Sfintere Scoordinato che, eseguendo perfettamente al contrario gli esercizi proposti, mi manda presto nel pallone facendomi sbagliare tutto ciò che potevo e facendomi rischiare una sequela di slogature e inciampi come mai, anche dopo le peggiori sbronze, ero mai riuscito a fare. 
Ma Mr. Sfintere Scoordinato è un uomo che non lascia il suo lavoro a metà.
Se lui, quel giorno, si era alzato con l’intento di estinguermi, a questo doveva arrivare.
E Mr. Sfintere Scoordinato poteva ottenere questo risultato usando la sua carta peggiore …
E lo fece!! 
Durante una mini pausa, prima di attaccare coi pesi, Mr. Sfintere Scoordinato si inchina a raccogliere il bilanciere: se qualcuno avesse aperto in quel momento una tomba egizia vecchia di millenni e contenente carne marcia l’odore sarebbe stato paradisiaco in confronto alla ventata di morte e carne corrotta (modello: mi sono mangiato 2 piatti di chili piccante e ne vado fiero e lo voglio far sapere a tutti!) che quel buco inumano in quel momento riuscì a riversare fuori senza emettere il più piccolo e sonoro preavviso. 
Solo i miei anni di duro allenamento come “trattenitore di fiato” mi hanno permesso di salvarmi.
Frezze bionde e ustioni per gran parte del corpo sono solo un piccolo prezzo da pagare al confronto di quello che avrei potuto subire …
Mr. Sfintere Scoordinato, non è finita QUI! 
Dottor Slump e ... ( ! )
Premessa: quest'episodio accadde durante il mio secondo anno all'università, quando ancora non lavoravo a tempo pieno, giocavo a pallavolo in una Signora squadra e potevo frequentare le lezioni e cazzeggiare con i compagnucci, insomma in uno dei periodi più felici e spensierati della vita che purtroppo non torneranno più...
SIGH!
Dicevo... durante una di queste famose pause, si ricordavano i cartoni animati più belli dell'infanzia:
compagnuccio X:"ve lo ricordate Pollon?"
compagnuccia Y:"ve lo ricordate Carletto principe dei mostri?"
compagnuccio Z:"ve lo ricordate Riù?"
...
All'ennesimo "ve lo ricordate..." arrivò S. (miss "professore, che ne dice di un bel vassoio di pasticcini nel suo studio?") che, tirandosela come il suo solito, si intromise nella conversazione grindando:
"ehy ehy ehy (ndP: un po' come Fonzie... o Krusty il clown) ma ve la ricordate... ANALE?"
Seguirono attimi di imbarazzato silenzio, e mentre dei covoni di paglia passavano rotolando e gocce di sudore imperlavano la fronte di S., che frattanto cominciava a metabolizzare la clamorosa gaffe, nella mia mente già si delineava un piano diabolico per sputtanarla.
Finalmente dopo anni di attesa ho realizzato il mio piano! Che giUoia! 
Ora accompagno MadGrin dal medico per la sua solita ispezione aRale.
Adieu,
Patsy
( ! )

ps: per chi non ricordasse VERAMENTE Arale, maggiori info qui: www.anni80.info/cartoni/slump.html
pps: potrei anche raccontare di come con i fidati compagnucci avevamo creato un sistema di unità di misura alternativo allucinante composto da "queue", "decimai" e "panelle", ma sono cose troppo da nerd per essere giudicate divertenti dai non appartenenti alla categoria "ingegneri" (ndP: per capirci le categorie sono: maschi, femmine, ingegneri...), quindi ve le risparmio... almeno finchè avrò qualcos'altro da scrivere!
E' lei, è lei!
Forse non tutti sanno che in molti posti della Grecia - come in molti altri posti del mondo, mi dicono - non si può buttare la carta igienica nel water:
L.: "ragazzi, mi raccomando, non buttate carta igienica nel water perchè le tubature sono piccole, qui si intasa tutto ed è un casino, la carta la buttate nel cestino in bagno, ok?"
io (assumendo in viso il mio tipico colorito a culo di babbuino di quando mi imbarazzo) " ma... QUALSIASI cosa facciamo in bagno?!!?!?"
L. (guardandomi - a ragione - come se fossi una povera mentecatta): "Sì, ma non vi preoccupate che qui ci sono abituati!"
io (deglutendo rumorosamente): "gulp!"
Ora, io non è che 'sta cosa l'abbia digerita facilmente, e all'inizio sono rimasta sconvolta tanto che il mio intestino si è legato con un doppio nodo alla marinara e non ne voleva sapere di espletare le funzioni a cui è preposto, almeno per un po'.
Ma 15 giorni sono taaaaanti e io mangio taaaaanto, così poi ci ho fatto l'abitudine ed ora faccio così anche a casa mia! (ovviamente NON E' VERO)
Va beh, i giorni passavano felici ed un giorno la gentilissima signora da cui alloggiavamo (di una pulizia e cortesia mai viste), ci porta un meraviglioso (a vedersi) tiramisù.
Si trattava in realtà di un baule di mascarpone aromatizzato all'amarena in cui casualmente potevano trovarsi un paio di sottili strati di pan di spagna appena imbevuto nel "caffè" (in realtà era nescafè, ossia un beverone imbevibile, in Grecia o bevi quello o la sabbia del caffè greco), insomma, un mattone, buono, ma pur sempre un mattone!
Così, per non offendere la signora, ogni giorno ne buttavamo un pezzettino, prendendolo con il cucchiaio per far vedere che lo mangiavamo. Ma... dove gettarlo, considerando che le stanze venivano pulite dalla figlia della proprietaria?
Nel lavandino non era possibile perchè era insolubile (e terribilmente oleoso poichè grasso), nel water neanche per le ragioni di cui sopra, rimanevano i cestini.
Il cestino della cucina no perchè se ne potevano accorgere, quindi io, genio del male, ne accartocciavo i pezzi nella carta igienica e lo buttavo nel cestino del bagno, dove ero certa che nessuno avrebbe mai messo le mani.
Non avevo pensato però al peso di ogni trancio gettato che sarebbe potuto essere scambiato per qualsiasi cosa.
Perciò successivamente mi sono convinta che quando mi vedevano, la figlia diceva alla madre (a mezza voce ed in greco): "a ma', questa è quella che ha capito male e ci caga nel cestino!"
Patsy
ps: in realtà il tiramisù pure se era un mattone me lo sono mangiato tutto lo stesso un pomeriggio che ero morta di freddo e affamata, ne ho buttato solo una striscina... 
I'm back! Dalla Grecia con furore (nannananna)
Come tutti ormai ben sanno, non credo in cose come la fortuna, la sfiga, il destino, ecc.
Per me il libero arbitrio umano e la casualità degli eventi creano una serie di intrecci e coincidenze che vengono scambiati per un improbabile (per me) disegno preesistente.
Perciò, sono stata BENISSIMO in Grecia.
A parte che il terzo giorno mi è venuto il ciclo mestruale, con almeno 10 giorni di anticipo (molto probabilmente ha pensato che, trovandomi alle isole CICLAdi, fosse cosa buona e giusta farsi vedere).
A parte che il ciclo è stato la probabile causa di un eritema con i controfiocchi.
A parte che a causa del suddetto eritema sembrava che mi avessero frustato con dei fasci di ortica sulla pancia e sulle gambe.
A parte che a causa del fatto che sembrava mi avessero frustato con delle ortiche sulla pancia e sulle gambe, mi sono vestita 10 giorni con le stesse tre cose che ero costretta a lavare nottetempo e che le graziose gonnelline e vestitini che avevo portato li ho visti con il cannocchiale.
A parte che a causa del fatto che dovevo lavare sempre le stesse tre cose, spesso dovevo metterle umide.
A parte che sulla già normalmente ventosa isola di Naxos non vedevano un vento così in settembre da 70 anni a questa parte.
A parte che a causa del suddetto vento l'acqua era gelida ed alcune spiagge, solitamente stupende, erano impraticabili.
A parte che, avendo affittato una Dune Buggy
per tener fede alla mia nomea di "Bud Spencer de noantri", a causa del suddetto vento e dei vestiti umidi il 90% delle volte mi sono cagata sotto dal freddo nonostante ci fosse QUASI sempre il sole.
A parte che a causa del ciclo, dell'eritema e del vento una sera ho avuto febbrone da cavallo a cui ho dovuto subito porre rimedio con una sbronza colossale.
A parte che, l'unico giorno che ho deciso di non andare al mare per fare una gita all'interno dell'isola, sulle montagne, il cielo si è riempito di nuvoloni neri minacciosi (ma di pioggia neanche a parlarne) che non andavano via nonostante fischiasse un vento assimilabile alla bora di Trieste.
A parte che, per sfregio, quando l'ultimo giorno di mare ho preso il sole per 5 ore di seguito senza creme, l'eritema miracolosamente era sparito.
NONONONONONO, mi oppongo Vostro Onore! Tutto ciò, non è una sfiga di proporzioni fantozziane!
Infatti, a parte tutto questo, la Grecia e così bella che sono stata benissimo, mi sono divertita e nonostante abbia mangiato come al mio solito (avete presente un maiale che grufola nel suo trogolo?) e la cucina Greca non sia proprio leggera, sono anche dimagrita di ben 2 Kg.
In più ho fatto amicizia con un sacco di gente che, conoscendomi ancora superficialmente, pensa addirittura che io sia una persona normale!!!
Non hanno ancora idea di cosa li aspetta... MUHUAHAHAHAHAHAHAHAH
Il mio "occhio della madre" entrerà presto nei loro incubi!
...
Ah, già... solo in pochi conoscono il mio "occhio della madre"... ma presto TUTTO IL MONDO SAPRA'... E TREMERA'...
...
mi sa che l'ultimo giorno ho preso troppo sole!!!
Patsy & her Mother's eye
o O
U
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Sono un eterno curioso che tutto (o quasi!) vuole vedere, provare, assaggiare …
Come lasciarsi sfuggire, quindi, un nuovo, fantastico piatto al “vero” ristorante cinese … ?
Ma procediamo per ordine!
A fine Luglio del 2006 ci trovavamo con alcuni amici a Warwick (UK) in visita ad una nostra amica che stava frequentando una scuola per i dottorati di ricerca in questa ridente (ma non troppo!) cittadina.
La sera del nostro arrivo ci fu presentato Hi-Hong (il nome me lo sono inventato ora!), un giapponese che stava a Warwick da diversi anni e con ben poca intenzione di tornarsene a casa.
Per inciso, pare che questi strani figuri (ovvero i giapponesi) tentino di “dimenticare” la lingua natia quando sono all’estero così da migliorare al massimo, parlandolo sempre, il loro inglese.
Quella sera ci toccò assistere ad uno scontro di cocciuti: una cinese che, appassionata di giapponese, continuava a tempestare di domande Hi-Hong nella speranza di raffinare la sua conoscenza della lingua e il giapponese che le rispondeva in inglese per via del suo irremovibile “credo”.
La cinese, Cin-Ciao (si, avete indovinato! Anche questo è inventato) quella sera ci portò nel ristorante cinese del luogo asserendo che i piatti erano molto simili a quelli da lei mangiava in patria…
E infatti il ristorante era ben diverso da quanto mai provato in Italia e tutto (o quasi!) molto molto buono.
Come spesso capita nei ristoranti esteri la cena si componeva di un unico sostanzioso piatto costituito, in questo caso, da enormi scodelle di riso misto a verdure, pesce, ecc, …
Volendo (e noi “vollimo”!) era possibile avere anche degli antipasti, per la maggior parte ravioli (di vario tipo) e involtini primavera, che venivano serviti in contenitori più piccoli.
Fatte le ordinazioni un piccolo esercito di camerieri procedette con il riempire il tavolone rotondo, intorno a cui sedevamo, con una quantità impressionante delle suddette ciotolone e ciotoline. Volendo sperimentare tutti i sapori presenti sulla tavola incominciai la lunga maratona tra le varie ciotoline e, dopo aver fatto il giro di tutti i tipi di ravioli presenti a tavola, mi accorsi che un modello mi era sfuggito, ben nascosto dai ciotoloni di riso e sapientemente parcheggiato vicino al giapponese che attingeva da esso con gusto.
Con il mio fantastico e fluente inglese (noio volevon savuar) chiesi a Hi-Hong di poter assaggiare la pietanza e, ottenutala, me la buttai allegramente in bocca masticandola con energia e senza neanche guardare cosa mi stessi ingurgitando …
Peccato che NON si trattasse assolutamente di gustosi e morbidi ravioli, come inizialmente e con una rapida occhiata avevo supposto, ma di quello che, poi, venne individuato con il nome di “sugnotto”: una orripilante quantità di materia organica grassa e bollita arrampicata attorno ad un frammento di osso buco.
Immaginate di prendere la colonna vertebrale di un piccolo animale (tipo un serpente) e di tagliarla con tagli perpendicolari ad essa: otterrete tantissime porzioni del fantastico sugnotto …
Non riuscii a mangiarne molto e fingendo un colpo di tosse lo scaricai in un fazzoletto sotto il tavolo …
Non lo dimenticherò più… e probabilmente neanche lui mi dimenticherà mai!
Il sugnotto non perdona!
Mentre la nostra simpatica Patsy rosola le sue morbide chiappette bianchiccie
(avete presente due marshmallow? ) al sole della Grecia approfitto nella forzata (e gradita!) pausa della sua produzione bloggheccia per raccontare un simpatico (mah…) episodio accaduto al sottoscritto nel lontano 1995.
Era
una calda serata estiva e, dopo una corposa cena al ristorante cinese, il sottoscritto e il simpatico gruppo di amici con cui si accompagnava, percorreva allegramente Piazza del Popolo nel tentativo di smaltire i 160 involtini primavera innaffiati con abbondante sake e grappa di rosa.
Forte della sicurezza infusa dall’alto tasso etilico mi offrii come “cavallo” per una mini corsa a cavacecio. Questa antica attività equestre consiste nel portare una persona seduta sulle proprie spalle reggendole i piedi con le mani per darle maggiore stabilità. Gli obiettivi della gara possono variare: in acqua (al mare) si punta a far cadere il cavaliere dell’avversario sperando che ingurgiti mezzo oceano nel tentativo di risalire a galla, per strada si può provare per un “arrivo prima io!”.
la grappa mi illudeva di essere in possesso di un fisico guizzante di poderosi muscoli e sorprendente agilità superiori a quelle di un superman dopato la verità era ben lontana dall’essere questa. Dopo aver percorso, infatti, pochi stentati metri la pericolante torre umana costituita da me come sistema di deambulazione e dal mio amico come navigatore ebbe la scontata fine su cui ogni scommettitore avrebbe puntato la dentiera d’oro della propria madre: un rovinoso crollo.
Data la r
epentinità dell’evento non riuscii a piazzare le mani in avanti a difesa di quel tempio vuoto che costituisce il mio fragile cranio ma ebbi, comunque, la prontezza di girare il viso di lato prima che il naso mi venisse spinto all’interno della faccia dal simpatico sampietrino che il fato aveva designato come mezzo per far terminare la mia caduta.
Conseguenze del lieto impatto: grandissime risate da parte mia e del mio compagno, grazie soprattutto all’effetto anestetico causato dall’alcool, e grande preoccupazione da parte degli altri compagni che, improvvisamente sobri, insistevano in un rapido salto al più vicino ospedale.
La mattina
dopo l’immagine riflessa dallo specchio fu alquanto preoccupante: avete presento Rocky BelBoia dopo aver combattuto contro un Ivan Drago con i guantoni imbottiti da bulloni, viti e cocci di vetro?
Ecco, la mia faccia poteva essere quella con l’aggiunta che era del colore del viola cardinalizio e calda come una brioche del Mulino Bianco appena sfornata (probabilmente anche con lo stesso sugnoso ripieno di finta marmellata giallognola …)
Incurante della cosa passai la giornata tranquillamente nel classico ozio estivo arrivando, per la seconda sera, al momento del sonno.
Questa volta addormentarsi, per me che basta che chiuda gli occhi in qualsiasi posto mi trovi, fu meno facile del solito e la notte passò in semi-bianco con continui arrovigliamenti nel letto e brevi angoscianti sogni popolati di immagini di pullman senza controllo che correvano a parcheggiarsi sulla mia faccia.
Il secondo giorno il mio viso aveva virato verso una tonalità di colore di un viola più acceso del giorno precedente e le pulsazioni sembravano aver assunto un ritmo un po’ Country come se al suo interno si stessero esercitando gli Stomps per il concerto del giorno dopo.
Con un bel paio di fondi di bottiglia da agente dell’FBI (rigorosamente a goccia e in grado di coprire tutta la faccia e gran parte del corpo) riuscii, comunque, ad uscire senza attirare troppa attenzione da parte degli abitanti e frequentatori del quartiere (per fortuna che a casa mia non c’era nessuno, essendo tutti in vacanza estiva, evitando, così, imbarazzanti spiegazioni).
Ma la terza notte il sonno non voleva per nulla decidersi a venire!
Contai pecorelle, involtini primavera gambe-dotati, facce tumefatte e rotolanti, caprioli di marzapane con i piedi di balsa, tutti i simpatici esseri che potevano desiderare di saltare uno steccato senza che il sonno si decidesse a farmi cadere nell’amato oblio della vita-non vita.
Alle 4.00am,
non sapendo più cosa fare, presi la decisione risolutiva (o almeno io speravo che sarebbe stata tale!): fare un salto al CTO che, tra l’atro, si trova anche dietro casa mia.
Alle 4.30am ero in sala d’aspetto insieme ad altri sventurati frequentatori del pronto soccorso notturno: gente incastrata in strane posizioni, persone con oggetti ancora più particolari saldamente infilati all’interno del proprio corpo e via dicendo.
Alla fine venne il mio turno e fui condotto nel reparto adibito alla fotografie più intime che è possibile fare ad un corpo umano: quello delle radiografie.
Fatta la mia bella “teschio-foto” mi riaccomodai nella sala d’aspetto attendendo il referto.
All’apertura della porta che conduceva nel laboratorio delle radiografie la persona dietro di me, che supponeva giustamente fosse in quel momento giunto il suo turno, fu presto delusa dal constatare che invece ad essere chiamato fossi nuovamente io.
E così avvenne per altre due volte finché non venni spedito dalla dottoressa di turno che dopo aver esaminato silenziosa il referto mi informò di come stavano le cose … :
Dott.ssa: “Bene, risulta che lei ha una frattura composta dello zigomo”
Io: “Ah, bello. Che devo fare?”
Dott.ssa: “Niente, prenda questi antidolorifici e aspetti”
Io: “Ok”
Dott.ssa: “Senta … ma … chi l’ha picchiata?”
Io: “Picchiato … ? Ma nessuno!”
Dott.ssa: “Ah … ok ….” … “No, veramente … Me lo dica! Chi l’ha picchiata?? Dobbiamo fare la denuncia …”
Io: “Ma nessuno, sono caduto giocando!! Ho preso una persona sulle spalle e sono caduto a faccia in giù …”
Dott.ssa (con la faccia a forma di punto interrogativo e il tono accondiscendente): “Ah … sicuro …certo …”
Alle 6.00am ero nuovamente nel mio lettuccio, dopato e con uno zigomo più composto del resto del mio corpo …

Sul vetro della mia camera da letto, in attesa dei primi raggi del sole per risplendere in tutta la sua maestosità, la lastra del mio teschio che silenziosamente ghignava per la stupidità del sottoscritto!